Cina: la nuova America del Made in Italy?

 

di Luigi Bidoia

 

Ospito con grande piacere e anche un pizzico di orgoglio questo articolo di uno studioso di vaglia come Luigi Bidoia, economista industriale, data scientist, intraprenditore, co-fondatore di Studiabo che, con il Sistema Informativo Ulisse e i servizi SAAS (Software As A Service) opera a supporto dei processi decisionali dell’internazionalizzazione delle piccole e medie aziende.

Uno dei fenomeni più significativi che stanno interessando le esportazioni italiane, sono le vendite di prodotti per la persona di fascia alta verso la Cina. Dieci anni fa, le esportazioni delle imprese italiane del sistema moda di fascia alta non arrivavano ai 100 milioni di euro; nel 2018 esse sono stimate superare abbondantemente i 2 miliardi di euro 1. Questo strepitoso successo ha portato il mercato cinese a raggiungere la sesta posizione nel ranking dei principali mercati di esportazioni italiane, insidiando da vicino la quinta posizione della Germania. Se, come è molto probabile, i 500 milioni di euro di incremento del flussi di vendita dall’Italia alla Cina di prodotti per la persona previsti nell’arco dei prossimi 3 anni, risulteranno principalmente di fascia alta, all’inizio del prossimo decennio il mercato cinese potrebbe insidiare l’attuale terza2 posizione detenuta dagli Stati Uniti. L’importanza che il mercato cinese sta assumendo per le esportazioni italiane di fascia alta non riguarda solo il sistema moda, ma coinvolge un po’ tutto il Made in Italy. Nei quattro grafici che seguono sono riportate le esportazioni italiane verso Stati Uniti e Cina, scomposte per fascia di prezzo/qualità, rispettivamente per i prodotti per la persona e per la casa.

Esportazioni italiane verso Stati Uniti e Cina

E’ evidente come il fenomeno delle crescita delle esportazioni di fascia alta verso la Cina sia stato particolarmente intenso per i prodotti per la persona. Esso, tuttavia, risulta significativo anche per i prodotti per la casa, soprattutto se considera che nel 2018 la Cina ha raggiunto la terza posizione (dopo Svizzera e Germania), superando negli ultimi 3 anni, Francia, Stati Uniti e Russia.

Data la dimensione e la velocità di crescita dell’economia cinese, il Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo report di ottobre 2018 prevede nei prossimi tre anni una espansione del Prodotto Interno Lordo (PIL) cinese che, se valutato in euro, risulta compresa tra l’attuale PIL del Regno Unito e quello della Germania. L’intensità dello sviluppo dell’economia cinese, mai prima sperimentata da nessuna economia, porta a ritenere che, in assenza di imprevisti negativi, le previsione di importazioni di questo mercato dall’Italia potrebbe rilevarsi sottostimate.

Naturalmente esiste il rischio che l’attuale dirigenza cinese commetta errori nel dirigere lungo un sentiero di tanto elevata crescita la seconda economia del mondo. Tuttavia, non esistono analisi che attribuiscano a questo rischio una elevata probabilità di materializzarsi. All’opposto, in un periodo che sarà caratterizzato dalla guerra commerciale avviata dall’amministrazione Trump per riequilibrare il deficit commerciale USA, l’esistenza di un ampio surplus commerciale cinese nei confronti dell’UE suggerisce che la Cina farà il possibile per migliorare nel prossimo futuro le relazioni commerciali con UE e Italia.

1) il fenomeno potrebbe risultare sottostimato, se si considera che nell’ultimo decennio le esportazioni italiane di fascia alta di prodotti per la persona verso Hong Kong sono passati da 200 milioni a quasi 3 miliardi di euro, in buona parte riesportati nei paesi vicini. Le statistiche dei flussi di Hong Kong verso la Cina segnalano però valori che, solo nel 2016, hanno superato i 300 milioni di euro. A questo riguardo si deve osservare che, a volte, nelle statistiche doganali di Hong Kong il paese di destinazione risulta segretato, impedendo di avere una stima precisa degli scambi che Hong Kong ha con i suoi partner.

2) nelle due prime posizioni delle esportazioni italiane di prodotti per la persona di fascia alta si collocano, rispettivamente, Svizzera e Francia.

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