Da Luca Lovisolo, guru internazionale della politica, rivelati i retroscena della pochade russa-leghista

Luca Lovisolo, scrittore, poliglotta, è uno dei più autorevoli esperti di diritto  e di relazioni internazionali grazie alla sua lunga attività di ricercatore indipendente. La sua newsletter, Trabant, è una costante fonte di informazioni e ricostruzioni di oggettiva e inattaccabile affidabilità. Ecco, tratti proprio da Trabant, i retroscena di quella vergognosa pochade russo-leghista che sta progressivamente mostrando fetidi intrecci di “personaggetti” (come li definirebbe il mitico governatore della Campania Vincenzo De Luca) ma purtroppo anche di inquietanti e potentissimi loschi affaristi, ovviamente massoni, e mestatori internazionali (non soltanto russi). L’analisi di Luca Lovisolo è da brivido come lo sono altre sue analisi che i lettori vorranno andare a leggere su Trabant e Archomai. Ma è anche una sapida ricostruzione di quel melmoso brodo di traffichini grotteschi che si muove intorno a politici mediocri e rozzamente incompetenti quali si stanno rivelando questi del tandem gialloverde.

LUCA LOVISOLO

Ciò che è accaduto a Mosca non riguarda solo l’eventuale finanziamento illecito a un partito. In un inglese da spiaggia, emissari politici ed economici italiani parlano con esponenti della finanza e del governo della Russia e disegnano il futuro nostro e delle prossime generazioni. Promettono in modo esplicito, in cambio di denaro, che l’Italia si allontanerà dalla sfera occidentale per aggregarsi alla Russia.

Non analizzo qui nel dettaglio gli audio pubblicati da BuzzFeed, contenenti conversazioni svoltesi all’hotel Metropol di Mosca fra esponenti del partito italiano Lega – Salvini premier ed esponenti russi, a proposito di possibili scambi di favori e finanziamenti. Faccio alcune considerazioni di costume, se così vogliamo chiamarle, dopo aver ascoltato una prima volta gli audio in questione.

Prima di fare questo lavoro, ho fatto per quasi tutta la vita il traduttore. Mi è successo moltissime volte di accompagnare dirigenti e imprenditori italiani all’estero, come interprete di trattativa. A volte accadeva che qualche mio cliente, anziché far tradurre me in tedesco, decidesse di parlare direttamente lui in inglese. Apprezzavo lo sforzo, ma dovevo faticare per rimanere serio: parlava lo stesso inglese che avrebbe usato per corteggiare una turista finlandese a Gabicce Mare, seduto con la sua panza su uno sgabello di un bar di spiaggia. Ne uscivano scene da Sapore di mare, i film con Gerry Calà e l’immancabile cumenda milanese. Ma vabbè, ci stava… alla sera, in albergo, ci si faceva tutti insieme una risata, alla fine portavi a casa il contratto firmato e tutto è bene quel che finisce bene.

Mai mi sarei aspettato, però, di risentire quell’inglese in bocca a persone che discutono del futuro di tutti noi. Perché questo, è il contenuto degli audio usciti nei giorni scorsi. Le transazioni finanziarie delle quali si parla potrebbero anche non essere avvenute; oppure potrebbero essere avvenute in modo da non poterlo dimostrare. Cosa diceva Heinz-Christian Strache, (ormai ex) vicecancelliere austriaco, alla finta emissaria russa che proponeva di finanziargli la campagna elettorale? «Non devi versare i soldi sul conto del partito, altrimenti si scopre: devi versarli sul conto di una non profit che ti diciamo noi…» (>articolo sul caso). Ma lasciamo stare. Se un partito ha preso finanziamenti illeciti, i giudici faranno il loro mestiere.

Ciò che è accaduto a Mosca non riguarda solo l’eventuale finanziamento illecito a un partito. Con il loro inglese da spiaggia, negli audio rivelati in queste ore da BuzzFeed, emissari politici ed economici italiani parlano con esponenti della finanza e del governo della Russia e disegnano il futuro nostro e delle prossime generazioni. Negoziano il passaggio di somme di denaro sotto copertura contro un mutamento radicale del posizionamento dell’Italia sullo scenario geopolitico. Promettono in modo esplicito, in cambio di denaro, che l’Italia si sarebbe allontanata dalla sfera occidentale per aggregarsi alla Russia.

Un estratto dei dialoghi captati a Mosca. Altri estratti e la trascrizione completa dell’incontro si trovano sul sito >BuzzFeed

L’Italia deve smettere di ascoltare l’Unione europea e i politici «illuminati» di Bruxelles, Roma deve ritornare «sovrana,» allontanarsi anche dagli Stati uniti e diventare amica della Russia, in un progetto che unisce tutti i partiti europei che hanno lo stesso obiettivo, da quello del già citato ex vicecancelliere d’Austria alla AfD tedesca, fino alla signora Le Pen. Noi siamo quelli giusti per realizzare questo progetto, amici russi: dateci i soldi, non tradiremo. Il tono della conversazione è questo. Potremmo fare così: noi abbiamo l’impresa A, voi avete l’impresa B, A manda i soldi a B, poi trasferiamo da qui a là, un tanto al mese…

E’ bene ricordare che un tale cambiamento non significherebbe solo una modifica dei rapporti internazionali dell’Italia, destinata a durare per generazioni, ma avrebbe importanti conseguenze sulla vita quotidiana. Questa circostanza non è abbastanza nota e considerata. Cadere nella sfera d’influenza russo-asiatica significherebbe, per i cittadini, perdere rapidamente i livelli di libertà individuale garantiti in Occidente, non poter più contare su una scuola e su una stampa pluraliste, su Internet libera, su libere elezioni e su una magistratura indipendente dalla politica. Alcune di queste libertà, per quanto riguarda l’Italia, sono già fragili. Non vi è alcuna ragione per entusiasmarsi, di fronte alla possibilità che si indeboliscano ulteriormente.

Lo scenario a cui andrebbe incontro l’Italia, aggregandosi alla Russia, è spiegato in modo inequivocabile e fondato teoreticamente nelle elaborazioni dei politologi e filosofi che ispirano le azioni di Putin, ed è già ben visibile nella Russia di oggi. Ciò che scrivo, perciò, non è frutto di mie interpretazioni. La situazione di arrivo, descritta negli audio di Mosca, per l’Italia e per l’Europa («a new Europe»), corrisponde a un disegno politico scritto nero su bianco.

E’ giusto sottolineare la gravità di eventuali finanziamenti illeciti a un partito, che vanno indagati e sanzionati. Non bisogna perdere di vista, però, che nelle vicende che stanno emergendo in questi giorni sono in gioco valori fondamentali.

Gli italiani che parlano negli audio carpiti a Mosca sono la sublimazione del «Noio vulevan savuar…» di Totò e Peppino de Filippo al vigile milanese in Piazza Duomo. Ma non è un film e non fa nemmeno ridere: quelli, a Mosca, parlano di noi, e non solo degli italiani. Aleksandr Dugin, il politologo russo che sta dietro all’azione di Putin, qualche settimana fa era a Lugano (>articolo sulla conferenza). L’intesa va da Roma a Vienna, da Budapest a Berlino, da Amsterdam a Parigi. Per chi si occupa di cose russe, è difficile credere che i dialoghi di Mosca siano avvenuti all’insaputa dei vertici politici rispettivi, in Italia e in Russia.

Se i politici e affaristi che hanno abbracciato le teorie sovraniste, la fedeltà alla Russia, a Putin e all’Eurasia, non avessero preso questa strada, forse oggi non sarebbero seduti a cotanti tavoli, non bazzicherebbero per ambasciate e ministeri. Forse, l’ex vicecancelliere austriaco sarebbe rimasto uno dei tanti odontotecnici della periferia viennese; gli italiani, chissà, oggi sarebbero dei comuni impiegati e professionisti della Pianura padana, il loro destino sarebbe indissolubilmente legato ai ritardi dei treni pendolari della Milano-Treviglio-Bergamo o dintorni; nei loro appartamenti di periferia li attenderebbero mogli ogni anno più lontane dai fasti del giorno in cui le avevano sposate; farebbero, come tutti noi, il conto alla rovescia per calcolare quanto manca alla pensione.

Invece, un giorno, hanno trovato il partito giusto a cui accodarsi, hanno scoperto che potevano sfruttare quella piccola abilità dialettica che al bar, con gli amici, li faceva apparire come quello che la sa più lunga, che tutti ascoltano in silenzio, quando parla lui: «Bravo!, dovrebbero far ministro te!…»

Così, usciti da tutte le periferie d’Europa, sono andati a comandare. La loro vita è cambiata, le auto di servizio hanno sostituito i treni pendolari, le fidanzate di venti, trent’anni più giovani hanno rimpiazzato mogli sempre più flosce. Poi i fan, i comizi, le folle… ma loro, dentro, sembrano rimasti quelli del treno, del circolo e del bar: «Bravo!, dovrebbero far ministro te!…» Oggi cenano ai Grand Hotel delle capitali che contano e parlano di noi e del nostro futuro.

Negli audio, ad un tratto, si nomina un certo Mascetti. Per un momento ho pensato che fosse tutto uno scherzo, che fosse il Conte Mascetti dei film Amici miei. Insomma, ho creduto per un istante che fosse tutta un’enorme supercazzola, la specialità del Mascetti. No, quel Mascetti esiste veramente, e non c’è proprio niente da ridere.

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