Da un Ceo etico e di successo un pamphlet contro i Ceo senza etica

“Profitto, denaro, azionisti: queste sono le priorità della maggior parte delle aziende oggi. Ma a quale costo?” Come ci ha informato di recente This week on TED.com, in un appello ai leader aziendali in tutto il mondo, il fondatore di Chobani, Hamdi Ulukaya chiede che questa visione del mercato e del solo profitto, sia almeno mitigata. E forse anche che cambi interamente. E condivide la sua visione di un nuovo “playbook anti-CEO” che dà priorità alle persone oltre i profitti. “Questa è la differenza tra profitto e vera ricchezza”, dice.

Chi è Hamdi Ulukaya?

Hamdi, di origine turca, è un pioniere del movimento alimentare naturale e il fondatore di Chobani, una delle aziende alimentari in più rapida crescita dell’ultimo decennio. Che realizza in pieno i dettami del rispetto della natura, della persona…Nasce in un paese dove la sua famiglia da sempre crea formaggi. E nel 2007 fonda Chobani con la precisa missione di rendere accessibile una migliore e più salutare alimentazione. Chobani è oggi il marchio di yogurt greco numero uno negli Stati Uniti, con oltre un miliardo di dollari di vendite annuali. E Ulukaya si prodiga per diminuire le disuguaglianze tanto da aver implementato programmi innovativi di condivisione degli utili e di congedo parentale per i 2.000 dipendenti di Chobani. Ha fondato la Tent Partnership for Refugees per migliorare la vita di oltre 25 milioni di rifugiati in tutto il mondo (il salvini dovrebbe informarsi…se gli frega qualcosa dell’etica). Ha anche firmato il Giving Pledge, impegnando la maggior parte delle sue ricchezze personali nella causa. Lui con i CEO “iene” non ha nulla a che fare. Anzi.

Si, ma i CEO sono così perché le multinazionali li vogliono così?

Parliamoci chiaro, Ulukaya è un CEO, un imprenditore assolutamente diverso dalle tantissime “iene” che popolano i vertici delle multinazionali, soprattutto quelle americane e inglesi. E giustamente lancia un monito: di eccesso di profitto senza limiti, senza etica si può fallire. Stiamo andando verso un periodo di fortissimi conflitti socio-economici e sarà difficile ripetere performances economiche briillantissime. In termini semplici, le multinazionali finanziariamente rapaci sono le saranno sempre di più spinte dagli azionisti -spesso ex CEO-iene, pessimi amministratori, schiavisti fieri di esserlo-a distruggere i competitor in modo disonesto, a praticare trucchi e complotti non per vincere lealmente con prodotti migliori ma per giochi finanziari spietati, per manovre borsistiche per lo meno disinvolte. E a mandare via, come sta accadendo nel settore dei Majap, i manager di valore, quelli che sanno davvero fare innovazione e qualità. Chi, come noi, lavora da decenni a contatto con i CEO e le multinazionali ha progressivamenti visto la finanziariazzazione selvaggia e malata delle migliori aziende. Acquistate, spremute, gettate via. Ai CEO è chiesto quasi sempre questo. Gli viene anzi imposto e anziché alzare la testa e combattere per vincere con prodotti e servizi innovativi, accettano tattiche e strategie senza etica.

Share Button

Lascia un commento