“FERMIAMO CHI SVENDE I MARCHI ITALIANI”

Antonio Guerrini, ingegnere, è stato a lungo al vertice del gruppo, divenuto poi associazione di Confindustria, che riuniva e riunisce i produttori di grandi e piccoli elettrodomestici, prima come CECED poi come APPLIA Italia. Ha dunque una conoscenza unica e irripetibile di un comparto che a lungo, come made in Italy, è stato ai vertici mondiali per tecnologie, design e innovazione. Conosce l’ascesa e la discesa di un settore che oggi ha perso molti dei suoi protagonisti e dei suoi primati. Condivido con Antonio Guerrini questo suo intervento che pubblico qui, di seguito, perchè la Philips, che aveva acquisito i prestigiosi brand italiani Saeco e Gaggia, si appresta a cederli, come questo blog ha rivelato di recente, a Samsung o LG. Che nessuno del “vippaio” industriale italiano abbia trovato il modo di bloccarne l’uscita dal nostro Paese? Quanto alla Philips, sarebbe davvero utile raccontare -finalmente- come un gigante che aveva in Europa e con l’Europa, giganteschi primati industriali, un mercato di alta gamma, un’immagine straordinaria in tutto il mondo e tanto altro, abbia man mano svenduto i gioielli della sua corona….

La discesa verso gli oscuri abissi della mediocrità industriale sembra essere senza fine. Quali marchi prestigiosi del Bel Paese, tra quelli rimasti, seguiteranno a rimanere in Italia e in Europa? Questa la vera domanda che dobbiamo porre a chi ci governa. Se il sistema industriale non reagisce allora è il sistema paese che deve farsi carico del rilancio. Altro che reddito di cittadinanza, quota 100, aiuti ai monopattini e biciclette cinesi travestite da prodotti italiani e compagnia cantante. Personalmente sono un liberista ma quando tutto ciò di chi ci ha preceduto viene irrimediabilmente dilapidato allora lo Stato con capaci manager entri in campo. E’ effettivamente l’ora di farlo, altrimenti potremmo anche rischiare di vendere i Bronzi di Riace. Si potrebbe obiettare che i capitali per investire non ci sono eppure ci sono i miliardi di risparmi dei cittadini fermi nei conti correnti e quindi lo Stato faccia debito sano garantendo i risparmiatori al 100% e tolga dal mercato quei gioielli italiani che altrimenti irrimediabilmente finirebbero -come sta accadendo in questi giorni- in mano estere e preferenzialmente asiatiche. Nulla da dire sull’opportunità che i compratori vengano da quei mercati ma se è vero come è vero che esiste una schiacciante e imbarazzante dissimetria allora siamo oltre l’orlo del baratro. E non raccontiamoci la favoletta su chi si prende le nostre “bellezze” per valorizzarle e investire da noi. Svegliamoci perché altrimenti il destarsi di soprassalto offrirà ai nostri occhi uno scenario orribile. Tutti le spese di copertura dei settori passano dall’acquisto di beni strumentali. Bene, allora qualcuno, a Roma, è in grado di assicurarci che una parte di queste risorse a debito rimarranno ancorate all’Italia sviluppando produzione, ricerca, innovazione ecc. ecc.?

Antonio Guerrini

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