Haier compra anche la Candy e va a Brugherio

 

 

 

 

Haier, GE Appliances, Fisher & Paykel, AQUA, Casarte e Leader. E adesso con l’acquisizione del Gruppo Candy, arrivano anche i brand Candy, Hoover e Rosières. Sono marchi questi della Haier molto forti e con l’acquisizione di Candy, oltre al fatto che se ne va un altro “pezzo” dell’Italia del Bianco, c’è anche il rischio che la delocalizzazione, con l’avanzata della crisi drammatica degli altri giganti ancora presenti in Italia, diventi una rasatura quasi totale delle fabbriche di quello che a lungo è stato il Paese n.1 per la produzione di elettrodomestici, sceso poi al secondo posto e ora vicino a ridursi a piccoli stabilimenti. Haier ritorna ad aprire la sua sede europea in Italia, a Brugherio  (la prima era Varese) ed è questo un riconoscimento alla centralità della Lombardia rispetto all’area EMEA. Rimane forte e sul territorio un solo settore perché strettamente legato al made  in Italy, alla filiera della cucina e del food: quello dei produttori di cucine free standing, di piani e forni da incasso (di fascia medio-alta e alta) che, pur essendo costituito  da piccole e medie aziende, vanta percentuali di export davvero da record tra il 70 e il 90 per cento. Candy considerata italiana perché era ancora presente in Italia con la sua sede a Brugherio proprio dove resiste ancora la fabbrica di lavabiancheria, ora avrà le risorse per sviluppare ancora di più l’area smart. Che cosa accadrà realmente delle fabbriche (Candy ne ha diverse in Europa e  in Cina)? Cosa resterà di “italiano”? Di italiano resterà sicuramente il brand perché Haier, pur di uscire dalla fascia entry level nella quale i retailer l’hanno sempre compressa insieme alle aziende turche, si è pure inventata un marchio dichiaratamente italiano, Casarte, spiccatamente ispirato allo stile di vita, alla storia, al concetto di “bellezza” italiani. E poi ha deciso di quotarsi a Francoforte dopo aver fatto incetta di brand illustri come Fisher&Pykel e General Electric. Una lezione per gli italiani che non hanno voluto e saputo investire proprio nel valore del made in Italy: oggi per vendere prodotti e servizi dedicati al miglior modo di vivere delle famiglie, delle persone, alla sostanza stessa della vita, occorre avere un brand, un’origine, un sounding italiani. Rimane da osservare che la vera cifra di acquisizione che Haier avrebbe  stanziato per Candy è di soli 475 milioni di Euro. Un evidente errore? Beh, Haier ha dichiarato di investire 450 milioni di Euro per “accelerare ulteriormente la propria crescita nel mercato europeo”. Ma Candy vale di più. Un clamoroso errore nel quale pare siano incorsi quasi tutti i giornalisti.

 

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