Hi Sense acquisice il 51 per cento di Gorenje

 

 

Non si sa per quanto ma si sa di quanto il terzo dragone cinese, Hi Sense, è diventato in questi giorni proprietario di Gorenje: del 51 per cento, e quindi controlla totalmente la società slovena che fabbrica grandi elettrodomestici e che ha da poco avviato la vendita di piccoli elettrodomestici. Il tutto è avvenuto dopo che l’accordo commerciale tra Gorenje e Panasonic, firmato nel 2013, in base al quale la società giapponese aveva acquisito il 10,7 per cento di Gorenje, non ha avuto il  seguito che molti si aspettavano, quello di un operazione di maggioranza. Gorenje infatti aveva chiesto al gigante giapponese di procedere ad un maggior impegno acquisendo un’ulteriore quota, ricevendone un netto rifiuto. “Dopo aver considerato le condizioni del mercato, l’attuale assetto proprietario di Gorenje e un’analisi dei risultati della due diligence-aveva dichiarato il capo di Panasonic Tetsura Homme- abbiamo deciso che aumentare la partecipazione in Gorenje non è in linea con l’attuale strategia di investimento di Panasonic Corporation”. L’arrivo di Hi Sense mette al riparo Gorenje da rischi futuri (l’azienda, che fattura oltre un miliardo di euro, accuse perdite non indifferenti pur avendo tecnologie e qualità) e consente ad Hi Sense, specialista in elettronica di consumo soprattutto, di contare su due brand europei, Gorenje e Asko, quest’ultimo brand scandinavo di fascia alta, acquisito da Gorenje. Potrà così differenziare sui mercati i suoi prodotti e rafforzare il ramo di attività meno conosciuti, quello dei Majaps. Hi Sense, dopo aver comprato Sharp Usa e Toshiba (divisione tv), è oggi un gigante di crescente potenza industriale e commerciale che fattura oltre 17 miliardi dollari e che investe in R&D il 5 per cento del fatturato. Da anni persegue una strategia di espansione sui mercati in tutto il mondo –è anche leader in Africa- ed ha una “esuberanza” finanziaria notevole tant’è vero che ha firmato senza batter ciglio la sponsorizzazione dei prossimi campionati mondiali di calcio in Russia, sborsando diverse decine di migliaia di Euro.

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