I segreti delle guerre miliardarie dell’Hi Tech

 

 

Il mondo delle tecnologie digitali è un campo di battaglia. M&A (Merger&Acquisition), litigi, alleanze presto disdettate, accordi in bilico. L’ultimo -si fa per dire- sul quale diamo un resoconto riguarda Sharp e Hisense e in seconda fila Apple, Toshiba e altri. Dietro questi movimenti c’è l’impellente necessità delle grandi società cinesi (ma non solo) di usare brand illustri per tirar su prezzi e quote. Sharp due anni fa, in preda ad una crisi di lunga data, aveva chiuso un accordo quinquennale con il gigante cinese Hisense al quale cedeva la licenza di produzione con marchio Sharp dei tv LCD e Oled per l’America. Nel frattempo però, la crisi che aveva spinto Sharp a questo passo, non sembrava risolversi, tanto che il gigante giapponese nel 2017 firmava un altro accordo, con la taiwanese Foxconn, sua fornitrice di componentistica, per una collaborazione. Che in realtà è stata una vera e propria acquisizione, chiusa, tra l’altro, ad un montante non elevato, intorno a 3,5 miliardi di dollari, dopo che il coriaceo presidente taiwanese, Terry Gou, aveva ottenuto uno sconto colossale. Non solo.

Apple blocca Samsung

Dietro questa uscita ufficiale di Foxconn nel rarefatto mondo delle M&A, sembra che abbia lavorato duro la Apple che aveva tutto l’interesse di mettere in sicurezza Sharp, vale a dire uno dei tre (insieme a LG Display e Japan Display) fornitori strategici di display LCD per gli smartphone della Mela. Che si sta preparando per la gigantesca sostituzione degli LCD con la tecnologia Oled e dunque ha la necessità assoluta di non avere interruzioni o limitazioni nella filiera logistica. L’intervento del…mastino Tim Cook ha ottenuto infatti un doppio risultato: la certezza delle forniture hitech per Apple e l’aver impedito al competitor Samsung l’acquisizione di Sharp. Un’operazione alla quale la chaebol coreana si stava preparando con l’assenso del governo giapponese d’intesa con il fondo sovrano INCJ. Le condizioni poste da Terry Gou -considerato uno dei manager più aggressivi del settore- si sono rivelate più dure di quello che Sharp si aspettava ma sono state accettate per il peggioramento della situazione economica.

Sharp, Toshiba, Hitachi, la fine dei big giapponesi

Foxconn assume così mesi orsono il completo controllo di Sharp che, in America, tenta di rivedere l’accordo con Hisense lamentando un abbassamento della qualità e delle prestazioni dei tv fabbricati in Cina da Hisense a marchio Sharp, con conseguente -secondo Sharp- danno per l’immagine dell’azienda e dei tv giapponesi e con la violazione di diversi brevetti. “Ma come!-protestarono subito i vertici Hisense- abbiamo raddoppiato le vendite e ci viene impedito con un’ingiunzione di proseguire in un’operazione così vantaggiosa?”. E per evitare di restare senza un brand Premium, sganciarono in un colpo solo 113 milioni di dollari assicurandosi la licenza del brand Toshiba per i tv. Sharp però, non controllando più la situazione, a metà febbraio, ritira ogni causa contro Hisense. A dividersi le spoglie delle multinazionali giapponesi arriva anche Midea, gigante cinese in forte crescita, che, a sua volta, chiude un accordo con Toshiba per usare il brand per l’intero settore dei majaps e dei climatizzatori. Lo sconfitto è il governo giapponese che aveva cercato invano con il fondo sovrano di unire le attività nel settore degli elettrodomestici di Toshiba, Sharp e Hitachi per dare vita ad un gruppo in grado di competere sui mercati mondiali con Whirlpool, Electrolux e Haier. Nel frattempo in Europa la turca Vestel, potente terzista per i big europei e per le catene del retail, acquista la licenza (per l’Europa) del brand Sharp per tutti gli elettrodomestici, uscendo così dallo scomodo ruolo di terzista. E da Toshiba compra la licenza di usare il brand prestigioso per i milioni di tv Oled che escono dalle fabbriche turche. La guerra mondiale miliardaria per controllare gigantesche quote del mercato mondiale dell’Hi tech alla vigilia del boom dell’IoT e della casa smart, è soltanto agli inizi. E sarà sicuramente un gran casino.

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