Il vaccino europeo contro il coronavirus è salvo

“Abbiamo rifiutato l’offerta di Trump, non siamo in vendita”. Il vaccino europeo della tedesca CureVac, è salvo.  Le sgrinfie dei potenti, ricchissimi finanziatori di estrema destra di Trump non sono riusciti, per il momento, a impadronirsi con offerte miliardarie  dell’esclusiva dell’unico preparato efficace (si tratta in realtà di due preparati simili) contro il coronavirus in sperimentazione verso luglio. Come  è noto, a svilupparlo e a rifiutare l’offerta di  alcuni miliardi di dollari (non di uno come pubblicato) è stata la tedesca CureVac che ne ha sviluppato due in collaborazione con  istituzioni pubbliche tedesche. L’affare, la scorsa settimana, pareva quasi arrivato a termine, grazie ai particolari rapporti che il Ceo della filiale americana, Daniel L. Menichella (americano non tedesco come è stato erroneamente riportato e molto vicino al governo Usa) teneva da tempo con personaggi dell’entourage di Trump. Ma i suoi maneggi hanno profondamente irritato e messo in allarme il governo tedesco, la stessa opposizione e gli ambienti europei di Francoforte e Bruxelles, perché l’accordo aveva un retroscena inquietante: il vaccino sarebbe stato nelle mani dei finanziatori di estrema destra di Trump. “Ed esclusivamente usato per curare gli americani e nessun altro al di fuori degli americani”, così baldanzosamente dichiaravano in confidenziali colloqui con amici giornalisti i finanziatori trumpiani. In nemmeno due giorni il Menichella è saltato, su ordine del board di controllo della società tedesca, forse allarmato per aver scoperto che cosa si celava dietro le trattative del socio americano. Pare che il governo tedesco abbia deciso a quanto pare di acquistare il vaccino in una gara economica molto aspra, per evitare che la società –peraltro mezza privata e mezza pubblica- cada nelle sgrinfie di loschi personaggi. Si è infatti saputo che del vaccino il gruppo di finanziatori (compresi scienziati negazionisti da sempre) non avrebbero nessuna intenzione di metterlo a disposizione dell’assistenza pubblica americana. O meglio sarebbe distribuito in dosi minime ma estremamente pubblicizzato a fini elettorali. Un vaccino contro il coronavirus diventerebbe un arma di ricatto di una potenza enorme. Anche perché l’acquisto da parte del gruppo trumpiano (ripetiamo, si tratta di società e singoli personaggi con capitali giganteschi di oscure origini….) non riguarderebbe solo la proprietà del vaccino ma anche –come  è comprensibile- il trasferimento negli Stati Uniti degli scienziati tedeschi della CureVac. E questo andrebbe contro gli interessi nazionali tedeschi ed europei con l’ipotesi di un grande un rischio per la sicurezza nazionale, il che farebbe scattare l’attivazione del paragrafo 6 del Codice delle frontiere di Schengen e impedire la vendita della CureVac o l’emigrazione degli scienziati. La faccenda però è molto molto complessa e lo scoglio principale pare sia  quello di carattere economico. Ma il governo tedesco –con l’Europa e con altri alleati- sta mettendo a punto un piano che impedisca un evento disastroso politicamente molto grave e ancor più grave per la sicurezza e la salute di milioni e milioni di persone. E adesso si che sì può dare ragione a chi affermava sin dall’inizio che dietro il coronavirus c’era una guerra planetaria, gigantesca, altro che quattro bisce e svolazzanti pipistrelli.

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