In Cina vogliono il design italiano ma crescono contraffazione e scandali

 

 

Un ricco uomo d’affari cinese, residente in Canada, di 48 anni comprò nel 2012 molti mobili presso Da Vinci, la prima catena dell’arredamento di lusso in Cina, e li pagò assai cari poiché -affermava il titolare- erano progettati e prodotti in Italia così come tutto ciò che la catena esponeva nei suoi punti vendita. Una gigantesca balla. I mobili erano invece fabbricati nella provincia meridionale del Guangdong e il materiale utilizzato non era costoso legno massiccio, ma polimeri sintetici ad alta densità. Il cliente, dopo aver citato in giudizio la Da Vinci, ha avuto riconosciuti i suoi diritti al risarcimento dal tribunale distrettuale di Hangzhou per una considerevole cifra, 3,23 milioni di yuan. Questa è stata solo la prima di una serie di cause da parte dei compratori di falsi mobili italiani della catena cinese. Dopo il rapporto della Tv cinese che documentava la truffa, gli agenti dell’Ufficio Industria e Commercio di Hangzhou hanno condotto un’ispezione sulle accuse e hanno scoperto che la maggior parte delle etichette dei mobili nel negozio di Da Vinci a Hangzhou erano false. Niente di sorprendente, niente di nuovo. Perché la contraffazione dei prodotti italiani dell’abbigliamento, del design e del food, è un gigantesco affare per milioni di cinesi ma da qualche anno con la crescita economica e culturale dei ricchi cinesi si è creata una crescente domanda di prodotti italiani autentici. Se la contraffazione dei nostri mobili superava i 2 miliardi di euro -i numeri veri sembra che siano molto più alti-ora siamo i primi fornitori della Cina per quanto riguarda l’arredamento e con un incremento costante anno per anno a due cifre. L’arredamento italiano compresa l’illuminazione dovrebbe aver chiuso il 2018 con oltre 550 milioni di euro di vendite sul mercato cinese e con previsioni unanimi che preveddono una conferma della crescita anno per anno a due cifre.Ma cosa chiedono i ricchi cinesi quando vanno a scegliere mobili italiani in una delle show room dei distributori del made in Italy la Yuexing Furnishing Group, RedStar Macalline Group o Easy Home Investement Group? Roberto Snaidero nel 2014, l’allora presidente di Federlegno, che aveva fatto parte della delegazione italiana in Oriente con il premier Matteo Renzi sottolineò che, mentre i russi vogliono ostentare simboli di opulenza e ricchezza, i cinesi ricchi e colti -in progressione continua- vogliono esattamente i mobili italiani così come noi li creiamo. Deve essere tutto però rigorosamente e sicuramente made in Italy. E poi guardano con grande amore a come viviamo, alle città, a come mangiamo, ci vestiamo, alle nostre vacanze e alla nostra cultura. Ecco perché lo scandalo Da Vinci non è stato certo l’ultimo né la contraffazione del made in Italy potrà fermarsi: il successo e la grande richiesta dei nostri prodotti di qualità lasciano aperto a milioni di contraffattori un gigantesco spazio per offrire un falso made in Italy fatto in Cina. perché conviene… E in questo spazio si inseriscono le piattaforme cinesi come Alibaba dove, purtroppo, i prodotti italiani contraffati sono sempre di più, tantissimi, ed è per questo che molte aziende italiane si ritirano da queste piattaforme che non puniscono affatto i contraffattori.

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