LE BUGIE DELL’ETICHETTATURA EUROPEA

ETICHETTA

 

 

L’attacco proviene dall’Ong BEE, Bureau Europeen environnement, costituito da 140 associazioni di 28 paesi europei, molto potente e molto ascoltata oltre che temuta. E non è la prima volta che accade poiché da diversi anni periodicamente qualche associazione europea effettua dei test su elettrodomestici e tv scelti a caso e trova incongruenze tra i dati scritti sull’etichetta energetica e quelli usciti dai test. Ne segue una serie di attacchi ai produttori che sin dall’inizio hanno organizzato e gestito l’intero sistema volontario delle etichettature energetiche. Di recente sono stati di nuovo effettuati test che hanno confermato dubbi e critiche. Il BEE ha stabilito che il 18% dei prodotti in vendita in Europa hanno consumi superiori a quelli dichiarati in etichetta; i consumi di 6 frigo su 10 sono di molto superiori, addirittura del 32%. Quanto ai Tv è molto peggio: una piccola regolazione dell’immagine provoca un rialzo dei consumi sino a +130%. E di nuovo è partita la polemica. “Possiamo fidarci dei dati sui consumi energetici delle etichette?”. Il problema è ricorrente perchè le associazioni dei consumatori e le aziende europee che rispettano i parametri delle etichette chiedono periodicamente a Bruxelles di predisporre controlli seri alle frontiere e presso i negozi e soprattutto sulle società di vendita e-commerce. Lo chiedono ma l’Inghilterra e tutta l’Europa del nord (importatori e non produttori) hanno impedito ogni controllo. Senza Inghilterra sarà e tutto meno difficile.

Niente controlli, nessuna certezza

Ma a onor del vero occorre riflettere brevemente su alcuni punti fermi. Se non ci fosse stato il sistema di etichettatura adottato e imposto ai competitor extra-europei, provenienti da paesi a bassissimi costi di produzione, favoriti da dumping sociali e economici, l’intera industria europea degli elettrodomestici avrebbe chiuso i battenti negli anni 80-90, come è accaduto a quella dell’elettronica di consumo. Con decine e decine di migliaia di licenziamenti e la perdita di un mercato che è secondo solo a quella dell’auto. Inoltre senza il sistema europeo di etichettatura non sarebbero state risparmiate, come è accaduto, gigantesche quantità di energia elettrica, di acqua, con un calo non misurabile tanto è enorme, della Co2 immessa nell’atmosfera. E’ vero, i produttori operano in totale autonomia ma è certo che se il sistema fosse stato affidato alla pigra burocrazia europea, pesantemente condizionata tra l’altro dall’Inghilterra fortemente ma sotterraneamente ostile a qualsiasi normazione tecnica, oggi non avremmo l’unica barriera competitiva contro la concorrenza sleale né avremmo le innovazioni tecnologiche di cui oggi possiamo usufruire. E che hanno “tagliato” e di parecchio le nostre bollette.

Etichette e prove in azienda più chiare

Mancano, come abbiamo sottolineato, i controlli. Mancano i mezzi per eseguirli: l’Unione Europea, cioè i Paesi dell’Unione europea, non vogliono o non possono mettere in atto controlli a tappeto con finanziamenti finalmente decenti (quelli attuali sono inesistenti). Ma l’Unione Europea può fare qualcosa d’altro: emettere nuove norme tecniche e garantire di più l’affidabilità dei dati e lo sta facendo ma con una lentezza da brontosauro (sempre in lotta con i paesi che ostacolano ogni accordo….). I produttori hanno chiesto dal 2012 una riforma dei parametri (non ci saranno più A++ e A+++) e norme tecniche che consentirebbero, tra l’altro, un consistente ulteriore alleggerimento della bolletta elettrica annuale di circa 490 Euro per famiglia. Oltre a consentire alle aziende europee un aumento dei guadagni di 55 miliardi di Euro grazie a nrome più severe e più chiare. Mentre le nuove etichette avranno presto livelli più chiari (A,B,C,D….senza i +) una radicale riforma però non verrà applicata prima del 2020. E i dubbi -dichiarano esperti e associazioni dei consumatori-continuerebbero a esserci: “chi assicura una affidabile omologazione di dati?”. Attualmente le prove condotte nelle aziende, in totale autonomia, vengono eseguite con criteri perlomeno imprecisi, non corrispondenti a quello che è l’uso reale degli elettrodomestici e dei tv nelle case. E si sa che troppe etichette barano, raccontano bugie anche pesanti che consumatori ignoranti come pochi -quelli italiani- bottegai indifferenti e disinformati, non vedono o fanno finta di non vedere.

 

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