L’industria italiana del bianco finisce con Candy?

 

 

 

Nel 1948 la Candy presentava la prima lavatrice dell’era moderna, per diventare poi uno dei big europei del Bianco.  Nel 2018, 60 anni dopo, la cinese Haier se la compra la Candy per poco più di 400 milioni di euro, una cifra decisamente modesta  a confronto di una fatturato che aveva superato nel 2017 il miliardo di euro. Quella di Candy è, con le sue parabole ascendenti e discendenti, la storia dell’industria italiana degli elettrodomestici che negli anni migliori arrivava a produrre oltre 30 milioni di pezzi.

Senza frigo e senza lavatrice la donna italiana e non solo quella italiana sarebbe ancora confinata in casa a perdere ore a far bucati, a fare ogni giorno la spesa alimentare e a cucinare di brutto, e a gettar via spesso la metà di questa spesa perché senza frigo la roba andava spesso a male. Sono loro, le utilitarie domestiche (così definite nel libro di Tersilla Faravelli, Paola Guidi, Anti Pansera “Dalla casa elettrica alla casa elettronica”) che hanno dato basi solide all’emancipazione femminile. Ed è l’industria italiana degli elettrodomestici, la prima al mondo negli anni 70-80, che ha dato il maggior contributo, in assoluto, a questa vera liberazione perchè negli anni della crescita dei paesi europei ha fornito elettrodomestici automatici, avanzati e a prezzi molto accessibili. Altro che industria dell’auto. E’ l’industria del Bianco (e della tv) che ha contribuito in modo determinante alla modernizzazione della famiglia europea.

L’industria italiana del Bianco, la prima al mondo

Ed è anche la storia dei nostri genitori, di noi tutti, e anche di quella dei nostri figli, che pochi conoscono e che cominciò in una piccola officina di Monza della famiglia Fumagalli, con la realizzazione delle prime lavabiancheria italiane non molto lontane da quelle superautomatiche di oggi ma molto molto lontane da quella rotonde, semiautomatiche e rumorose di quel periodo. In pochissimi anni Il laboratorio diventa un’industria moderna e da quegli anni Candy trae slancio e risorse per diventare  il n.1 europeo del lavaggio. Seguita dalla Merloni, dalla Indesit, dalla Zanussi, dalla Ignis. Nel frattempo le famiglie scoprivano anche la lavastoviglie….

1975, 5 milioni di frigo dalle fabbriche italiane, 4 da quelle USA

Nel 1975 l’Italia fabbricava  oltre 5 milioni di frigoriferi, un milione secco in più degli Stati Uniti (205 milioni di abitanti contro i nostri 53 milioni); la Germania, già potente, ricca, industrializzata, ne sfornava appena 1,5 milioni. E il Giappone (105 milioni di abitanti)  arrivava a 3,4 milioni. Per le lavabiancheria  la classifica cambia un po’ ma solo perché negli States era diffuso un modello rudimentale, molto semplice da fabbricare. Della Cina  poco si sapeva ma erano apparecchi di bassa affidabilità, sicuramente tanti, ma non grandissimi numeri. Già verso gli anni 80 e 90  il Bianco fabbricato in Italia veniva esportato in tutta Europa e poi anche oltre. L’avanzata del Bianco italiano fece chiudere diverse fabbriche a partire da quelle francesi, sparirono brand illustri e poi addirittura il gigante svedese Electrolux si trovò a combattere con le sue fabbriche antiquate e il costo del lavoro elevato con le fabbriche italiane nuovissime, superautomatizzate e comunque fornite di mano d’opera a costo decisamente basso. Ma le crisi del petrolio, i primi scricchiolii della finanza mondiale con le ripetute esplosioni delle “bolle” e soprattutto una globalizzazione non governata, condotta con operazioni perduranti di dumping asiatico provocarono nel tempo l’erosione dei prezzi, dei margini e delle risorse finanziarie del settore. Gli anni difficili, a partire dagli anni 90 e successivi, vedono una progressiva concentrazione con l’arrivo delle multinazionali che riescono a impadronirsi di quelli che erano una volta i primi produttori del Bianco. L’esempio più clamoroso, considerato una sorta di “nemesi storica” delle difficoltà causate  negli anni 60  a Electrolux dalle super-competitive aziende italiane, è quello che riguarda l’Electrolux e la Zanussi. Lino Zanussi, nel giugno del 1968, qualche giorno prima di partire per il primo viaggio dell’areo appena acquistato per l’azienda ci aveva convocato per un incontro-stampa informale annunciando che al rientro avrebbe comunicato un’acquisizione clamorosa. Si trattava della Electrolux che attraversava da qualche anno una forte crisi. Ma nei cieli della Spagna l’aereo  cadde. Morirono Zanussi e l’intero vertice aziendale. Nel 1983 l’intero gruppo venne ceduto alla Electrolux.

 

Dopo aver scritto con Tersilla Faravelli e Anti Pansera il libro che racconta  questa storia (“Dalla casa elettrica alla casa elettronica”, l’unico testo su questo argomento), ho cominciato a scrivere il seguito dal momento che il libro si fermava agli anni 90. Questo che avete letto fa parte del testo dell’opera.

 

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