OGNI YOGURT VIAGGIA PER 10MILA KM

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Comprare il vero made in Italy non è facile, anzi, e ancora più difficile è fare un acquisto “ecologico”, di prodotti, materiali e oggetti italiani non inquinanti o, meglio, non troppo inquinanti. Perché è difficile? Perché la globalizzazione data almeno 30 anni, è stata infatti fortemente voluta innanzitutto da Ronald Reagan, implementata da Bill Clinton ma soprattutto gestita dai due presidenti delle guerre in Medio Oriente e Afghanistan, i Bush. E, per questo è difficilissimo difendersi: spesso aquistiamo un abito, un cibo, un qualsiasi oggetto che reca la scritta made in Italy ma in gran parte dei casi la scritta mente spudoratamente. Ancor più mente se si autodefinisce “bio”. Quanto ad altri paesi, le norme tedesche, per esempio, consentono di affermare che un prodotto è made in Germany anche solo se è stato imballato in Germania. E ne sanno qualcosa per esempio i produttori italiani di valvolame e componentistica termoidraulica che da anni si vedono sfilare gli ordini da multinazionali import-export tedesche con prezzi bassissimi (certo, è roba cinese) ma con il potentissimo richiamo del made in Germany. Made in Germany sono anche molti elettrodomestici che un produttore tedesco ha dovuto ritirare perchè difettosi, fabbricati fuori dalla Germania e anzi fabbricati fuori Europa. Se poi avete la sventura di acquistare un made in England soprattutto di natura alimentare fate attenzione: è molto probabilmente asiatico, di pessima qualità poiché ha un prezzo stracciato.

E LO CHIAMANO MADE IN GERMANY O MADE IN ITALY?

Di bio c’è ben poco

Adesso vi sveliamo la vera storia e il vero percorso di ciò che compriamo nei supermercati dove la globalizzazione sta seminando stragi di prodotti originali, locali, di qualità. E soprattutto italiani. Un qualsiasi prodotto alimentare nel 90% dei casi -parliamo di prodotti in vendita nei seupermercati multinazionali-passa la sua cosiddetta vita a viaggiare e una volta nel frigo rischia come accade spessissimo di andare a male se non lo consumate subito. Fate attenzione: prendiamo lo yogurt alla fragola, il più venduto pare. La studiosa tedesca Stéphanie Böge ha analizzato con grande cura le distanze percorse da tutti i componenti dello yogurt, dalla confezione alla fragola, dal latte allo zucchero, dalla plastica alle etichette....Stephanie ha composto la traiettoria del trasporto di ciascuno di questi componenti e ne è venuta fuori una logistica terrificante: quello yogurt come tanti altri prodotti, prima di entrare nel frigo, ha percorso 9.115 km.

E LO CHIAMANO BIO? SALUTARE? BENESSERE? CERTAMENTE E’ BENESSERE E SALUTARE MA PER LA GLOBALIZZAZIONE DELLE MULTINAZIONALI.

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