Xiaomi sfida Huawei e anche TP-Link ci prova

 

 

TP-Link, n.ro 1 dei settori delle reti Hi-Fi, router e modem, aveva lanciato nel 2016 alla IFA di Berlino,  una sua linea di smartphone, Neffos, con una parola d’ordine: noi li lanciamo affinché diventino i telecomandi degli oggetti connessi, e cioè degli IoT, Internet of Things.Ed ora porta in Italia, finalmente, le nuove gamme.  Neffos è presente da anni sugli altri mercati europei con alterne fortune, e certamente non ha e non avrà vita facile a fronte di giganti come Samsung (20,5% quota mondiale nel 1° trimestre 2018), Apple (14,1%), Huawei (10,5%), Xiaomi (7,4% su 3,4% del corrispondente periodo 2017), OPPO (7,3%), altri tra i quali Vivo. La guerra dei prezzi e dei modelli in Europa si sta facendo ancor più dura di prima poiché Huawei, bandita dagli Stati Uniti, ha ripiegato sull’Europa presentando il prestigioso ultimo P20. Il gigante cinese ha già raggiunto nel primo trimestre 2018  il 19 per cento del mercato di Germania, Inghilterra, Francia, Italia e Spagna, contro il 14,4 per cento dello stesso periodo del 2017. Ed è il terzo player dopo Apple e Samsung; i 3 grandi detengono il 71 per cento delle vendite. Xiaomi è a quota 4,4 per cento ma perché è presente –sino al 22 maggio, solo in Polonia e Spagna. Tutti dovrebbero guardare con molta attenzione Huawei perché il dragone cinese ha deciso –e lo farà- di diventare anche un gigante mondiale del Cloud computing a fianco di Amazon Web, Amazon Azur e Google Cloud Platform, aprendo numerosi Data Centre in tutto il mondo, collegandosi in realtà alla sua origine: la specializzazione nelle telecomunicazioni.

Huawei anche nel Cloud Computing

La decisione deriva direttamente dal fatto che il mercato del Cloud computing è altamente redditizio, in forte aumento con percentuali a due cifre e diviso tra  pochi: Amazon, IBM e Google. Sarà una durissima guerra poiché per esempio in Cina, è Alibaba a comandare con un 40 per cento del mercato. Tutto ciò scritto, bisogna  capire perché si vuole entrare in un settore come quello degli smartphone e delle tlc  dove persino una star delle star dell’innovazione, Lenovo, sta curandosi per così dire le ferite per le perdite accusate coni suoi mobile. E chi entra lo deve fare assolutamente in modo  aggressivo, deciso, pronto a investire risorse colossali perché, come raccontano i tanti default, o si diventa protagonisti o si cede di schianto. Non c’è posto, a quanto pare, per chi crede di potersi ricavare delle nicchie.

Che sfida quella di Xiaomi contro Huawei!

Xiaomi –che ha avuto una crescita impressionante a livello mondiale– è partito all’assalto di Huawei debuttando anche in Italia e Francia mentre, nel frattempo, era diventata–nel giro di soli 8 anni, il numero due sul mercato cinese dietro Huawei. Ma quando, come è accaduto, nel 2017, il gigantesco mercato cinese degli smartphone è calato del 4 per cento, è l’intero mercato mondiale ad averne risentito poiché i competitori cinesi  hanno subito virato con aggressività verso altri continenti. E allora solo i player di taglia gigantesca con finanziamenti altrettanto giganteschi su innovazione e marketing possono reggere perdite e sostenere rilanci costosissimi. Xiaomi, considerato tra l’altro, l’Apple made in Cina, avrà la forza e le capacità finanziarie per restare tra i big? E TP-Link, riuscirà a reggere a lungo la durissima guerra degli smartphone sul piano mondiale che dovrà affrontare? Sono domande che, sui blog e sui bollettini tecnici delle tecnologie digitali, non abbiamo visto; più che recensioni rapite e prevedibili (sperando in qualche briciola in caduta da budget pubblicitari colossali), di analisi neutrali non se ne sono proprio viste.

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