8 MAGGIO LA FESTA DELLA MAMMA. E DELLA LAVATRICE

Proprio 60 anni fa nasceva la prima lavatrice automatica al mondo, in Italia, una rivoluzione tecnologica che ha liberato le donne, le mamme dalla quotidiana massacrante fatica del bucato. E veniva altresì presentato, sempre in Italia,il primo frigorifero automatico al mondo che, anche questo ha emancipato le donne, le mamme e le famiglie da un’altra pesante routine, la spesa quotidiana. E, terza rivoluzione, nasceva quella che oggi viene chiamata la Sheconomie, o economia femminile e che in Italia si chiamò boom economico. Senza i milioni e milioni di donne che, finalmente emancipate da enormie fatiche quotidiane, uscirono di casa per lavorare contribuendo alla rinascita del Paese dopo l’orrore del fascismo e della guerra, il boom economico avrebbe avuto dimensioni e slancio certamente minori. La modernizzazione della casa italiana ed europea fu rapidissima, tanto da far diventare le giovane industria italiana degli elettrodomestici la prima in Europa e poi nel mondo (Dal libro “Dalla casa elettrica alla casa elettronica”, testo imprescindibile, scaricabile da questo blog), A spingere per l’acquisto dei grandi elettrodomestici, i Majaps, sono state, più degli uomini, le donne grazie finalmente alla possibilità di lavorare, guadagnare e spendere magari anche con le cambiali, per migliorare la vita della famiglia, l’igiene della casa e la qualità della dieta famigliare. La scuola dell’obbligo, gli asili nido, le utilitarie della Fiat e ovviamente i frigo, le lavatrici, la distribuzione del metano nel Paese e altri fattori socio-economici hanno trasformato le mamme italiane in manager di se stesse innanzitutto e poi della casa e della famiglia. La mamma di allora, contrariamente a quanto scriveva qualche “passatista” (uomo), fu ben felice di non rovinarsi più schiena, mani e braccia a lavare, sciacquare e risciacquare pesantissimi bucati.Tant’è vero che nel giro di pochi anni la penetrazione nelle famiglie italiane della lavabiancheria superò quella della media europea, inferiore solo a quella svedese. Idem per il frigorifero. Oggi la Sheconomy, o economia femminile, con i suoi 20 miliardi dollari, rappresenta uno dei maggiori mercati mondiali, se non il primo, più di quello della Cina e dell’India insieme. Lo ha stabilito dopo una lunga ricerca la National Bank of Australia e si tratta delle spese annuali delle quali le donne, in tutto il mondo, sono responsabili. E del resto ben il 70-80 per cento di tutti gli acquisti delle famiglie viene deciso proprio da loro. Importanti istituti bancari, finanziari, culturali, politici, governi e multinazionali se ne sono resi conto soprattutto durante il periodo del lock down, per diverse ragioni. A partire dal primo fattore –quello genetico- in base al quale le donne si ammalano di meno e resistono di più e dunque in famiglia sono state le colonne portanti durante i mesi molto difficili della pandemia. E poi perché delle spese della casa continuano a decidere non solo quelle tradizionalmente “femminili” (alimentazione, salute, igiene) ma anche e sempre di più di quelle della tecnologia digitale poiché si sono presto rese conto quanto sia importante conoscere le risorse messe a disposizione per il remote working, la scuola a distanza, gli acquisti on line e, in linea generale, quanto sia decisivo e quanto sarà sempre più decisivo disporre della banda larga e di connessioni sicure e rapide, Il rapporto tra le donne e la tecnologia è ben più forte e profondo di quanto vogliano far credere i “passatisti”. Per questo, nel 2020, in occasione del Salone del Mobile e di Eurocina, il Comune di Milano aveva deciso di organizzare per la Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili, e su un mio progetto, il convegno “LO SVILUPPO TECNOLOGICO ITALIANO, 60 ANNI DI OPPORTUNITA’ PER LE DONNE”. Convegno che, a causa della pandemia, venne annullato. Con il ritorno alla normalità un argomento come questo della Sheconomie è di estrema attualità.

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