Le tecnologie antincendi ci sono ma le regioni che bruciano non le vogliono

E non è una questione di soldi ma di criminalità politico-mafiosa. “Politica” soprattutto.. Ora che l’emergenza incendi sembra attenuata, occorre fare un bilancio sui perchè in tre regioni (per combinazione governate dalla destra….) non è stato fatto mai nulla per prevenire i disastri. Prevenire e limitare gli incendi dei boschi, individuare gli incendiari si può con tecnologie disponibili da anni. Ma per avere le risorse occorre tagliare agli “amici” elettori, cioè i mafiosi, tutti i fondi, quelli europei e quelli che arrivano da Roma, combattere davvero la corruzione-record con confische e caccia ai criminali….Ma, boicottando funzionari pubblici e locali onesti, sostituendoli con canagliume masso-mafioso, chi governa in queste tre regioni ha consegnato boschi, riserve verdi plurisecolari, pascoli e aziende agricole di pregio ai loro “amici” criminali.

Le tecnologie-Nel resto dell’ Europa il 90% degli incendi viene spento prima di raggiungere 1 ettaro. Ecco come.

1-Utilizzare i big data- Come ha sottolineato la stampa estera, i big data rendono estremamente precise e con anticipi notevoli le previsioni dei rischi con miliardi di informazioni alimentate da giganteschi algoritmi, tutti disponibili. Dove sono stati applicati hanno prevenuto, come è accaduto in Europa, enormi incendi.Oggi esiste una tecnologia in grado di rilevare gli incendi entro cinque minuti dal loro inizio. Un esempio? I satelliti della società australiana Fireball International hanno rilevato il Kincade Fire del 2019 nella regione vinicola della California 66 secondi dopo l’inizio e l’incendio è stato individuato entro tre minuti dal sistema ALERT Wildfire, una rete di telecamere e sensori coordinata da tre università .

2-Le telecamere del “vuoto”-Si tratta di telecamere di rilevazione che captano precocemente una speciale banda di frequenze emesse solo dagli incendi, cioè quello che gli esperti definiscono gli ultravioletti del vuoto, tipici solo di questi eventi e da anni disponibili. E installate in molte foreste in Europa e in Italia. Consentono avvistamenti molto anticipati

3-Coinvolgere i cittadini-Anche con app come Signalert, un’applicazione per la condivisione di informazioni e il crowdmapping che consente a ciascuno di noi di segnalare, essere avvertito e monitorare l’impatto di disastri naturali o causati dall’uomo, di cui siamo testimoni o vittime. Funziona così: si localizza il punto di osservazione, si scatta una foto e si risponde ad alcune semplici domande per descrivere il livello di intensità del fenomeno e il suo impatto.

4-La soluzione prossima, il gel ignifugo

Dall’Università di Stanford arriva la notizia di una ricerca che ha sviluppato un gel assolutamente inoffensivo per l’ambiente, che può essere diffuso polverizzato dagli aerei e che rende ignifughe le foreste che associa un ritardante di fiamma e un fluido speciale a base di cellulosa. La start-up Ladera tech sta mettendo a punto la sua commercializzazione.

5-Camion ignifughi-per raggiungere il teatro delle operazioni e soprattutto il centro dell’incendio, Ford ha progettato un camion-cisterna rivestito di ignifugo speciale; gli esoscheletri possono spostare pesi enormi liberando i pompieri da operazioni pesanti.

6-I droni, già disponibili-per raggiungere zone impervie, in diversi paesi sono già utilizzati i droni che individuano la presenza delle persone a rischio ma anche di eventuali incendiari. E, debitamente dotati di telecamere termiche e “bombe” a polverizzazione anti cendio, possono assumere il ruolo -in alcune zone irraggiungibili- di pompieri volanti. Queste “bombe”, della dimensione di un pallone da calcio, contengono un detonatore che disoperde ad una velocità elevata delle finissime gocce d’acqua sulle fiamme in grado di attenuare nettamente una parte dell’energia di diffusione del fuoco

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