CANDY CORRE DA SOLA. PER ORA

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Davvero Candy si è svegliata. 70 milioni sull’unghia per così dire, messi a disposizione dalla famiglia, per un grande programma di internazionalizzazione, gestita dal Ceo Beppe Fumagalli, e, sotto la sapiente e dinamica guida di Aldo Fumagalli, ingegnere, Head of Washing and Smartness Business Sector, di digitalizzazione del gruppo e dei prodotti (oggi è la prima società smart del Bianco a livello mondiale). Beppe Fumagalli, nel corso della conferenza stampa del 17 maggio, non ha dato nessun annuncio per un’eventuale quotazione in Borsa ma, ad una domanda di un collega su questo argomento, è “scivolato” via senza rispondere e, soprattutto, senza negare nulla. Perché questo, iniziato già due anni fa quando Candy ha ripreso in pieno a risalire con successo la china di una crisi generale e di gruppo, è un percorso che per i traguardi globalizzati che i “ragazzi” Fumagalli si sono prefissi, con ogni probabilità richiede il ricorso al mercato dei capitali. Sempre però matenendo -la famiglia-il sicuro controllo della società, tant’è vero che altri milioni verranno immessi per uno sviluppo molto ambizioso di tutto il Gruppo.

Crescono tutti i parametri Candy

I numeri positivi che Beppe Fumagalli ha elencato con professionale chiarezza, sono tutti positivi, dal fatturato, all’utile, dalle vendite delle diverse categorie e nei diversi paesi all’indice di innovazione. Sicuramente il settore per il momento limitato delle collezioni di elettrodomestici interamente smart, connessi, IoT (come il forno 100% touch e al tempo stesso inserito nella rete Simpli-Fi) vede Candy ampiamente avanti. E’ vero i distributori sono drammaticamente incapaci a presentare e vendere prodotti innovativi ma i consumatori, contrariamente a quanto scrive qualche collega, sono ben più avanti. Un dato fulminante, anzi due: Amazon ha venduto per Natale 9 milioni di Echo, l’asssitente vocale “italiano” che ha on board Alexa, e oggi in Inghilterra è alla rottura di stock…..Tornando a Candy, l’internazionalizzazione, che si basa su accordi con il terzo produttore cinese di elettrodomestici e su un network di fabbriche e brand non italiani oltre che su vendite in salita all’estero, tiene conto di ogni brand compreso quello di Rosières, che fabbrica in Francia apparecchi built-in di lusso e che, ad una domanda precisa, Beppe Fumgalli ha assicurato che avrà investimenti e innovazione.

La cucina del lusso

Il mercato francese di fascia alta dove Scholtès, come abbiamo da questo blog anticipato, è stata venduta da Whirlpool a Admea, vede nel lusso numeri in crescita soprattutto se mantengono quel french touch che sta avendo tanto successo, per esempio, negli IoT. E Scholtès rappresenta insieme a Rosières e a De Dietrich (che faceva parte del gruppo Brandt, acquisito e poi malamente perso dai F.lli Nocivelli della Ocean e quindi, dopo molte traversìe, venduto alla Cevital del miliardario algerino Issad Rebrab) il made in France strettamente collegato all’altissima innagine della cucina francese. E Cevital ha immesso e immetterà notevoli risorse per rivitalizzare questo marchio glorioso del lusso francese, con una notorietà mondiale nella cottura. Innovazione sia nel built-in che nel free standing vedrà ulteriori investimenti del Gruppo Candy che non intende cedere posizioni sui mercati più importanti. A settembre, all’IFA di Berlino, Candy annuncerà un ulteriore avanzamento nell’ambito della cucina e della casa smart. Con ogni probabilità al posto di Alexa -o con Alexa Echo, sentiremo parlare un assistente digitale Candy per rendere gli elettrodomestici sempre più digitali e intelligenti.

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