Il primo caffè? Non si scorda mai

 

L’espresso bevuto al bar, al mattino, magari, di fretta a volte, ma sempre con quella….voluttà che contraddistingue certi nostri gesti quotidiani. E bere il caffè tenendo delicatamente la tazzina  senza far scappare il mignolo alzato (“E’ da cafoncelli”, ci dicevano, una volta), è un rito così legato alla nostra vita che qualcuno alla Covim ha ben pensato di lanciare un premio dall’indovinatissimo titolo “Storie in tazzina-Le cose belle iniziano con un caffè”, che ha scatenato messaggi più o meno banali ma comunque divertenti. Quasi sempre all’insegna di un amore anche se l’invito di Covim si riferiva a nuovi progetti e non solo a storie sentimentali o a nuove amicizie. Se è azzardato affermare che “tutte le cose belle cominciano con un caffè” è anche vero che molto spesso il caffè va a siglare qualche affare, qualche evento importante….. Il primo caffè espresso dalla vostra cronista, liberamente ordinato e bevuto da sola in un bar –cosa che anche solo qualche decennio fa era audacissimo-ebbe il sapore di una rivincita sulla mentalità provinciale di una piccola città, di un’affermazione della propria emancipazione, per siglare, a 18 anni, appena terminato il liceo classico, il primo articolo interamente scritto senza correzioni del capo cronista, per il quotidiano cittadino. Per la cronaca, appunto, era un articolo di cronaca nera, con botte da orbi tra moglie e marito, poi tra le rispettive famiglie. Il primo caffè per il primo servizio di “nera”.

 

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